Grande Guerra

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  • Iva assolta dall'editore (Art. 74)   “Come per l’individuo ricostruire la propria storia è un modo per conoscersi e per creare un’immagine di sé, altrettanto avviene per il gruppo sociale, che grazie al ricordo degli eventi passati crea un’identità e un sistema di valori in grado di compattarlo e di farlo funzionare. L’iscrizione del proprio passato nello spazio è quindi una modalità di conservazione della memoria, pratica presente e centrale in qualsiasi gruppo sociale”. Con queste parole Paola Sozzi introduce quello che è il primo studio semiotico della Zona Monumentale di Cima Grappa, che con il complesso architettonico composto dal Sacrario italiano, dalla Via Eroica, dal Portale di Roma e dall’Ossario austro-ungarico rappresenta uno degli esempi più emblematici della selezione e della manipolazione della memoria storica operata dal regime fascista. Se la memoria collettiva, infatti, ha bisogno di tradursi in discorsi o luoghi, quella che prende le forme di un sacrario militare trasmette una precisa immagine degli eventi bellici passati. Il Massiccio del Grappa fu nell’ultimo anno della Grande Guerra teatro di tre grandi battaglie che portarono pi alla vittoria finale italiana contro gli austro-ungarici: di quei fatti così sanguinosi quale memoria è stata trasmessa, e come è stata rappresentata? Quale immagine della guerra si è voluto rimandare, e mediante quali percorsi si è pensato di coinvolgere il visitatore di allora? Che cosa può davvero comprendere invece il visitatore di oggi, di fronte a questa soverchiante opera in pietra, che per lui rischia di rimanere silenziosa? E infine, come mai il Monumento al Partigiano, successivo di qualche decennio, non po’ dialogare con il vicino Sacrario? A queste domande risponde in maniera organica ed esaustiva non solo il presente testo, ma anche la serie di fotografie inedite realizzate appositamente da Giuseppe Dall’Arche.